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ymalpas
Inviato il: Domenica, 19-Ago-2007, 07:28
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Sergio Bonelli nasce a Milano il 2 dicembre 1932, figlio di Gianluigi e Tea Bonelli. Cresciuto fra le tante suggestioni provenienti da tale ambiente familiare, inizia giovanissimo a fare piccoli lavori nell'azienda di famiglia, dai semplici aiuti redazionali fino alle più banali mansioni di fattorino.

Nel 1955 fra i suoi primissimi lavori per la casa editrice la realizzazione, sotto l'insolito pseudonimo femminile di Annalisa Macchi, delle didascalie di Ciuffetto Rosso, riduzione illustrata da Roy D'Amy, apparsa nel sesto numero della seconda serie della Collana Capolavori.

Completati gli studi classici al Liceo San Carlo, nel 1957 subentra alla madre nella direzione della casa editrice, che cambia la sua denominazione in Edizioni Araldo ed esordisce come autore di testi traducendo in italiano la serie spagnola Verduco Ranch, della quale scrive l’episodio conclusivo, intitolato Paura, disegnato da Franco Bignotti.

Nel 1958 adotta “per pudore” e per differenziarsi dall’attività di editore lo pseudonimo di G. Nolitta ( che in seguito diventerà Guido ), un nome che egli assicura di aver preso a caso dall’elenco telefonico.

Sotto questo nom de plume crea la serie Un ragazzo nel Far West disegnata ancora da Bignotti. Ne scriverà i testi dei primi 35 episodi ( la seconda e terza serie della serie a striscia ) per poi passare il testimone al padre Gianluigi che porterà la serie alla sua conclusione. Nolitta farà soltanto un rapido ritorno alla serie nel 1962 scrivendone tre episodi consecutivi ( i numeri 12, 13 e 14 della quinta serie )

Nel 1960 scrive la miniserie Il Giudice Bean e una breve avventura composta da due episodi di 96 pagine, Il ribelle, affidate entrambe ai disegni di Sergio Tarquinio. Scrive quindi alcune storie del Piccolo Ranger, personaggio di Andrea Lavezzolo, per i disegni di Francesco Gamba.

Nello stesso anno incontra Gallieno Ferri, insieme al quale dà vita nel 1961 a Zagor, di cui Nolitta firma, fino al 1980, quasi tutte le storie. Personaggio nato a tavolino in contrapposizione a Tex, sfrutta la formula di gran parte del cinema avventuroso degli anni trenta e quaranta, con l’eroe coinvolto in situazioni che lasciano spazio alla fantasia più sfrenata.

Parallela alla sua attività di editore e autore è l’incondizionata passione che egli nutre per i viaggi. Nel 1975 crea così Mister No, una serie in qualche modo autobiografica, in quanto ambientata in Amazzonia, che Bonelli ama molto facendovi frequenti escursioni. Ispirato ad un vero pilota di aerei da turismo che Bonelli ha incontrato anni prima in Messico, soprannominato Comandante Vega, Jerry Drake è un reduce di guerra in fuga dalla società occidentale, nella Manaus degli Anni Cinquanta, dove si guadagna da vivere pilotando un Piper per i pochi turisti che in quegli anni si avventuravano in una realtà ancora realmente incontaminata. Mister No è il primo duraturo personaggio bonelliano che si distacca dalla tradizionale ambientazione western: alla lunga, la serie sarà destinata a rivoluzionare le connotazioni avventurose della Casa editrice e a influenzare tutto il fumetto popolare in Italia.

Inoltre nello stesso periodo Sergio collabora in maniera occulta con il padre Gianluigi alla stesura di testi per Tex, a cominciare dall’episodio Caccia all’uomo [ # 183 ] del gennaio 1976. Sempre anonimamente ne scrive poi in prima persona alcune storie, la prima delle quali è Quattro sporche canaglie, iniziata nel numero 202 dell’agosto 1977.

Sempre nel 1976 sceneggia per Aurelio Galeppini la storia L’uomo del Texas, nono volume della collana “Un uomo un avventura”.

Nel decennio a cavallo fra gli anni '80 e '90 è soprattutto l'attività editoriale ad tenere occupato Sergio Bonelli. Come reazione alla crisi dei primi anni '80, infatti, la Casa editrice si getta a capofitto in una nuova serie di proposte che vanno ad affiancare le classiche serie western aprendo le porte all'avventura a 360 gradi.

Tra i molti impegni, trova il tempo di scrivere anche gli ultimi due episodi del Piccolo Ranger ( L'ultima avventura e Rangers addio! ) per i disegni di Francesco Gamba, pubblicati a conclusione della serie, nei mesi di gennaio e febbraio del 1985.

Nel 1990 vara la miniserie River Bill, che appare sulla collana “TuttoWest”, disegnata da Francesco Gamba, mentre pur oberato dai sempre più pressanti impegni editoriali, continua la collaborazione alle storie di Mister No e di Tex di cui scrive un paio di storie, La strage di Red Hill ( apparsa nel 1996 ) e parte del soggetto e della sceneggiatura di Golden Pass, terminata da Mauro Boselli ( del 1999 ).

Negli ultimi anni ha abbandonato del tutto la sua attività di autore per concentrarsi a tempo pieno su quella di editore.

Nel 2005 Sergio Bonelli riceve una laurea honoris causa in Scienza delle Comunicazioni dall’Università La Sapienza di Roma, e contemporaneamente riveste i panni dello sceneggiatore per concludere la saga del suo Mister No.
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ymalpas
Inviato il: Lunedì, 02-Mar-2009, 14:55
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'Quando in Messico incontrai Mister No'.
Le avventure a fumetti di Sergio Bonelli.




Articolo di Caterina Pasolini su Repubblica — 03 ottobre 2001



Fin da piccolo aveva le idee chiarissime: avrebbe fatto l' esploratore, viaggiato in Africa o nelle Americhe, risalendo i fiumi in canoa, attraversando foreste affollate da animali feroci per incontrare tribù selvagge o sulle tracce dei Navajos. Niente spadaccini, generali o faraoni nel suo immaginario infantile, ma un mister Livingstone riveduto e corretto dalla sua sensibilità di bambino timoroso e sognatore. Sergio Bonelli, editore storico di fumetti d' autore come Dylan Dog e Martin Mystère, «fratello» di quel Tex creato da suo padre Gianluigi, e «babbo» di Zagor e Mister No, tra una pubblicazione e l' altra, ha realizzato i suoi desideri, passando dagli Stati Uniti all' isola di Pasqua, diventando un habitué del Sahara e della Panamericana. Dalla prima trasferta sulle orme di Hemingway verso Pamplona, alla guida della 1100 di sua madre, non ha più smesso di viaggiare. Tra realtà e immaginazione, regalando ai suoi personaggi di carta pezzi della sua infanzia e alle sue spedizioni scenari da fumetto. In un intreccio di emozioni e rimandi che costellano anche il suo studioforesta affollato di statue di alligatori, caimani, condor, cammelli, ranger di un metro, ascari e zulù, tra libri di storia, di battaglie coloniali, volumi d' arte e romanzi. «In effetti, Mister No assomiglia a un pilota che ho conosciuto in Messico, mi aveva portato a vedere un tempio Maya raggiungendo la vetta della montagna sul suo trabiccolo volante. Aveva una di quelle facce che non si dimenticano, ironica e gaglioffa, sempre con il cinturone legato alla vita e le pistole a portata di mano. Se non raccattava turisti, per guadagnarsi la giornata non si faceva problemi: i suoi passeggeri sarebbero stati maiali o sacchi di grano». Ma il Messico era già conosciuto, troppo poco misterioso per ambientarci un fumetto di avventura che facesse sognare i ragazzi, e anche lui. Così Bonelli, quando nel ' 75 crea l' ex pilota militare Jerry Drake, soprannominato Mister No per la sua insofferenza all' autorità, lo colloca nell' Amazzonia degli anni '50. «Quando ci sono andato io, era l' ultima frontiera vera e possibile, Manaus un luogo isolato, dove arrivavi quasi per miracolo e restavi bloccato settimane se cominciava a piovere, e dal cielo, dicevano gli indios, cadevano cordas de agua». Racconta con nostalgia i lunghi viaggi sul fiume su vecchie imbarcazioni, dove con gli amici dormiva appollaiato sulle amache cercando di difendersi dagli attacchi di insetti voraci. Per poi scendere su canoe e piroghe e, lentamente, entrare nella foresta millenaria attraverso i corsi d' acqua più piccoli. È lì, tra liane e sequoie, che ha incontrato tribù ancora selvagge, come gli Yanomami: «Un popolo dall' aspetto fiero anche se, lo ammetto, io ero terrorizzato da quegli indios che si aggiravano armati di machete, coltelli, frecce in quantità». È lì che trova la signora Elena: «Era stata rapita da una tribù di indios a 13 anni, mentre era in viaggio sul fiume con tutta la sua famiglia. Era vissuta a lungo con loro, sposando diversi capi tribù prima di essere riportata dai missionari a Manaus, tra i bianchi. Ma lei tornava indietro, non sapendo più a quale mondo appartenere». In tutti i viaggi, accanto a Bonelli c' è sempre la stessa formazione da trent' anni: amici diventati stimati professori universitari «con i quali perdo il senso del tempo, mi assale la pigrizia, mi lascio andare all' imprevisto gustandomi il senso della precarietà e dell' avventura». «Come quella volta in Ciad, quando stavamo per raggiungere la capitale N' djamena e ci siamo ritrovati in mezzo alla guerra civile~Per evitare i colpi di fucile fummo costretti a una deviazione di 15 giorni. Senza sapere se ci sarebbe bastata la benzina». Sempre sulla stessa, a ogni viaggio più scassata jeep, inaugurata nel '72 da New Orleans al Perù: diecimila chilometri con quella macchina come casa, ristorante, albergo e biblioteca. Attraversando confini, con doganieri corrotti in cerca di mazzette, percorrendo strade bloccate da mucche sonnolente, su rotte dove il turismo non era ancora arrivato, come quei templi del Guatemala immersi nelle erbacce. Mangiando attorno al fuoco lussuose scatolette «che ovviamente non aprivo io, come non accendevo i falò: con le mani sono assolutamente inutile, io contribuisco alla causa comune animando la conversazione», si schermisce Bonelli. Tentando di non passare per un Indiana Jones meneghino, malgrado le sue trasferte in terre lontane nulla abbiano da invidiare agli scenari di Zagor o Mister No e l' amicizia con i suoi compagni di viaggio sembri a volte più salda di quella tra Tex e il «vecchio cammello» Kit Carson. «Io in realtà sono pigrissimo, a muovermi è la voglia di andare a vedere e controllare i posti e le storie di cui ho letto. Scoprire dove è stato sconfitto Nuvola rossa o verificare com' è andata davvero una battaglia. Per questo sono arrivato fino nello Zululand, in cerca della pianura dove i capi tribù piegarono i colonialisti inglesi». Ma una volta nei luoghi dei suoi sogni, la tensione sale e spesso arriva la paura. «Io non sono coraggioso, se finisco in un vecchio forte abbandonato, come una volta in Niger, passo notti insonni perché mi immagino tutto: attacchi, sparatorie, aggressioni. Mi faccio delle vere e proprie sceneggiature, con la sensazione che tutto stia accadendo davvero. Ho troppa fantasia». Fantasia che Bonelli mette a piene mani nelle avventure di Zagor, lo Spirito con la scure che, nella Frontiera americana di primo Ottocento, protegge gli indiani e dà la caccia ai criminali, in storie impossibili tra mostri marini e gigantesche piante carnivore dove si fondono fantascienza e horror. Eppure, i boschi di Darkwood dove Zagor vive sono assolutamente reali, nonostante il nome immaginario. «Mi ricordano la foresta della Fontana Buona, la valle in Liguria dove sfollammo nel '41: un microcosmo poverissimo e selvaggio, dove tra boschi e prati il torrente sotto casa per me era più grande del Mississipi». E sulle rive dei fiumi americani, nella Valle della Morte o lungo il Grand Canyon, tra le riserve indiane e i panorami che fanno da sfondo alle imprese di Tex, Bonelli è andato più di una volta. «Mio padre aveva raccontato nei dettagli posti che non aveva mai visto. L' ho portato io negli States, con mio fratello, in un viaggio organizzato sugli itinerari di Aquila della Notte. Fingeva di non emozionarsi, lui che era un vero duro. Ma la sua vera gioia era di essere lì noi tre, da soli». Come Tex, Kit e Tiger Jack.



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ymalpas
Inviato il: Mercoledì, 04-Mar-2009, 16:52
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Io, mio padre e Tex: un' avventura senza frontiere!


di Michele Serra

Repubblica — 26 settembre 2004




«Secondo me uno, da solo, non può ammazzare venti persone. Non è possibile. Sarà anche l' eroe perfetto, avrà anche ragione e i suoi nemici torto. Ma uno contro venti, insomma, non è verosimile~». Sergio Bonelli è seduto nel cuore del suo piccolo impero del fumetto, un grande appartamento milanese vicino alla Fiera, zeppo di libri, albi illustrati, giornali, quadri, carte, juke-box. Dice che è stufo di raccontare sempre la stessa storia, che è quella di Tex, ma è soprattutto la storia di un padre e di un figlio. Però la racconta (e la racconta benissimo, acuto, spiritoso e malinconico), anche perché di storie così non ce ne sono molte, nella vita come nella fiction. Nella mente e nelle pagine scritte da suo padre, Gianluigi Bonelli (1908-2001), Tex di persone poteva ammazzarne quante ne voleva - altro che venti. Il suo valore, il suo spirito di giustizia, la sua prestanza fisica bastavano da soli a giustificare ogni impresa. Era il giustiziere intemerato, il pistolero invincibile, il suo mondo di riferimento era romantico e primitivo, era quello (idealizzato) di Tom Mix, degli eroi giusti e virili di Jack London, dell' epopea della Frontiera. Il mondo di John Wayne e dei primi western, quelli che andavano diritti alla vittoria dei giusti e alla disfatta dei cattivi. «Mio padre - racconta Sergio - era una persona con una marcia in più. Molto bello, atletico, sanguigno, già prima della guerra nuotava il crawl come Johnny Weissmuller, traduceva Jack London, adorava Dumas, era in continuo movimento, fisico ed esistenziale. Per lui l' avventura, nei libri, al cinema, nei fumetti, era l' espressione della forza e della bellezza. Avrebbe potuto fare l' attore, piaceva alle donne, ma era un milanese pulito e ingenuo, non riuscì mai a legare con il mondo romano. Aveva dentro, fortissimo, invincibile, il suo universo narrativo e morale. Quando lo portai in Arizona, lui già vecchio, a vedere i luoghi nei quali aveva ambientato tante avventure di Tex, diede un' occhiata distratta e mi disse di sapere già a memoria com' erano fatti quei posti. Mi fece rabbia. Ma era fatto così». Crescere confrontandosi con un padre così, per giunta separato e risposato, non deve essere stato semplice. Ma una madre coraggiosa e pratica ("bravissima a fare i conti") che, infischiandosene del rancore, diventa editore dell' ex marito, e il clima febbrile e ottimista del dopoguerra, non lasciano al giovane Sergio lo spazio per le diffidenze o i rimpianti. «La mia è stata probabilmente il primo esempio riuscito di famiglia allargata. Io lavoravo con mia madre in casa editrice, mio padre era spessissimo con noi, sono cresciuto frequentando la sua seconda moglie e loro figlio. Il confronto era continuo, il rapporto molto stretto, ma a me faceva soggezione quell' uomo così determinato e fertile, che sfornava le storie di Tex (e quelle di tanti altri personaggi) senza correggere una riga, e costringeva Galep a disegnare come un treno, anche di notte, per stargli dietro. Andavo in Lambretta a Chiavari a ritirare i disegni di Galep, e mai e poi mai avrei pensato, un giorno, di prendere il posto di mio padre e scrivere io le avventure di Tex~ «La prima volta che ci provai era il '58, Tex era già un successo notevole, scrissi "Il ragazzo del West" ma mi mancava il finale. Lo portai da Bonelli, quasi piangevo per l' emozione e la fifa, sono un insicuro, vivo di dubbi~ Chiesi a mia padre di finirlo lui, non mi sentivo alla sua altezza. Lo fece. Diceva che io sarei stato perfetto per sceneggiare Paperino, che non capivo l' avventura, la determinazione assoluta dell' eroe, che esitavo, mi perdevo per strada~. Avevo una tale soggezione di lui, e del suo talento, che la prima storia di Tex scritta interamente da me, e firmata con uno pseudonimo, uscì quasi vent' anni dopo, nel '76. Mio padre mi cambiava i dialoghi, non approvava il carattere più riflessivo, quasi crepuscolare del mio Tex. Nelle mie storie c' era quasi sempre un partner comico. Lui lo eliminava, quasi ci soffriva, spiegava che il comico, con l' avventura, non c' entra nulla. «Nel frattempo avevo acquistato fiducia in me stesso soprattutto grazie a Zagor, personaggio che avevo inventato e che vendeva moltissimo. Non come Tex, perché Tex è ineguagliabile, ma comunque abbastanza da farmi sentire un autore anche io. Il passaggio di consegne è avvenuto lentamente, negli anni, parallelamente al declino fisico di mio padre». Il Tex del figlio e il Tex del padre riflettevano, e molto, non solo il transito di generazione, ma anche il passaggio d' epoca. Il western aveva perso la sua sicurezza (e forse sicumera) morale, la psicologia dei caratteri si faceva più complicata, ragioni e torti meno lampanti. Bonelli padre era un salgariano, aitante e manesco (artisticamente parlando), Bonelli figlio è un italiano moderno, colto e spiritoso, gentile e preoccupato per la crisi del settore. «Non per me, sa, io dalla vita ho avuto cose che neanche mi sognavo, ancora oggi non mi pare vero di avere soldi e facoltà di spenderli come mi pare. è per la gente che lavora qui, quaranta dipendenti, più di duecento tra disegnatori e sceneggiatori, che mi preoccupo. Sa, il problema è che il fumetto sembra una robetta popolare, ma invece è una cosa complicata, importante, non facile da leggere se non lo si fa con applicazione e passione. I ragazzini di oggi hanno la playstation, tanti altri svaghi diretti, facili, digeribili. Una pagina di fumetto ha una struttura piuttosto raffinata, bisogna avere voglia di capirla, mettere in relazione parole e disegni, trama e azione». E Tex? «E Tex sta benone, nonostante i numeri non siano più quelli, strabilianti, di qualche anno fa. Da anni le storie le scrive Nizzi, molto bravo, molto serio, uno che ha studiato a fondo fisico e spirito del Tex di Bonelli (Sergio chiama il padre Bonelli, ndr). Mi dà ancora grandi soddisfazioni, Tex, ma dico a tutti, in casa editrice, di dimenticarlo, perché non può essere di esempio un fumetto così perfetto e così fortunato. Le rese sono ancora minime, e per me è importante, sa. Io quando vedo le cataste dei resi, montagne di carta, penso allo spreco, a tutti quegli alberi fatti fuori. Sono fatto così, certe cose mi immalinconiscono~». Chissà Bonelli padre, le cataste dei resi, come le avrebbe affrontate. Forse fatte fuori a cazzotti, abbattute a pistolettate, fatte sparire dalla faccia della terra, come faceva (e fa) Tex con i cattivi.



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Gilbertfan
Inviato il: Giovedì, 22-Apr-2010, 17:06
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Mitico,grande,immenso,imbattibile,insuperabile,incredibile Sergione!!!
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paco ordonez
Inviato il: Martedì, 22-Feb-2011, 01:13
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Nizziano(e Boselliano)del forum
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Ennesima figura di m... di certo giornalismo italiano,che tira in ballo Sergio Bonelli nello scandalo di "affittopoli",senza accorgersi che è un semplice caso di omonimia.
Ne parlano Faraci,Cajelli e Recchioni nei loro blog,e c'è anche una nota sul sito della Sbe.

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AtTheRocks
Inviato il: Martedì, 22-Feb-2011, 09:00
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Beh, io non ci avevo creduto nemmeno per un secondo! Sono d'accordo con quello che ha scritto Tito Faraci nel suo blog, basta spendere cinque minuti per controllare, anche se probabilmente la figura del nostro Sergio Bonelli è stata coinvolta deliberatamente...


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"Vedi questo aggeggio? Fa 'click' quando alzo il cane e 'bang' quando premo il grilletto!" - Tex Willer
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Sam Stone
Inviato il: Martedì, 22-Feb-2011, 12:52
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Io c'ero rimasto male... poi pensandoci su due secondi in più, mi sono detto: "impossibile"!!

Certo che anche i giornalisti fare certe figure.... fossi in Sergio non so cosa farei!!
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joe 65
Inviato il: Martedì, 22-Feb-2011, 14:50
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Pard
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(Alcuni)giornalisti,(alcuni)medici,(alcuni)magistrati,(molti)politici;possibile che questa gente non paghi mai per i loro errori?
O a volte pagano?


--------------------
Gunny Bill sarebbe stato fiero del suo allievo. Estraevo e sparavo. Estraevo. Sparavo.
La mano era quasi più veloce dell'intenzione.
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Sam Stone
Inviato il: Lunedì, 28-Feb-2011, 09:46
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Dal sito della SBE:


In riferimento alla notizia apparsa nei giorni scorsi sulle pagine dei giornali e nel corso dei notiziari televisivi riguardo all'inclusione dell'editore Sergio Bonelli nella lista degli affittuari degli immobili di proprietà del Pio Albergo Trivulzio, la Casa Editrice ci tiene a sottolineare l'estraneità ai fatti da parte di Sergio Bonelli e l'inesattezza della notizia stessa, generata da un evidente e ormai accertato caso di omonimia, in quanto Sergio Bonelli, editore di fumetti, non ha mai abitato né in Via Alfieri 17 a Milano né in nessun altro appartamento di proprietà del Pio Albergo Trivulzio.


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capelli d'argento
Inviato il: Lunedì, 28-Feb-2011, 11:16
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QUOTE (Sam Stone @ Lunedì, 28-Feb-2011, 10:46)
Dal sito della SBE:


In riferimento alla notizia apparsa nei giorni scorsi sulle pagine dei giornali e nel corso dei notiziari televisivi riguardo all'inclusione dell'editore Sergio Bonelli nella lista degli affittuari degli immobili di proprietà del Pio Albergo Trivulzio, la Casa Editrice ci tiene a sottolineare l'estraneità ai fatti da parte di Sergio Bonelli e l'inesattezza della notizia stessa, generata da un evidente e ormai accertato caso di omonimia, in quanto Sergio Bonelli, editore di fumetti, non ha mai abitato né in Via Alfieri 17 a Milano né in nessun altro appartamento di proprietà del Pio Albergo Trivulzio.


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Meglio così.
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Mi era spiaciuto apprendere tale notizia, poi rivelatasi ( per fortuna ) una "bufala".
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virgin
Inviato il: Lunedì, 28-Feb-2011, 20:11
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Anche a me è spiaciuto apprendere tale notizia, non perchè dubitassi dell'onestà dell'integerrimo Sergio, quanto per la brutta figura che alcuni giornalisti ben degni di tale nome gli hanno fatto fare...
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Messaggio modificato da virgin il Lunedì, 28-Feb-2011, 20:42
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lupo che corre
Inviato il: Martedì, 01-Mar-2011, 17:15
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io non ho mai dubitato dell'estraneita' di sergio bonelli per questi fatti !
appena sentii la notizia al tg mi dissi : " possibile ? " e difatti era una panzana di certi giornalisti scribacchini (comunque non tutti i giornalisti sono in cattiva fede , lo voglio sottolineare ) che pensano subito di fare lo scoop della loro vita : illusi !
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Ulzana
Inviato il: Mercoledì, 14-Set-2011, 23:24
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in Italia capita che il giornalismo dei fatti informi invece sui non fatti (fatti male, malissimo, vedendo come siamo ridotti con certi pseudo-professionisti) e che i fatti che non erano veri ma che vengono fatti passare per tali non siano poi smentiti con la stessa efficacia con cui vengono sbandierati ai quattro venti. Io non ho mai conosciuto Sergio Bonelli... mi sembrò un sogno vederlo su you tube in qualche intervista alle fiere dei fumetti o in qualche rarissimo intervento televisivo. Devo scrivergli assolutamente con la speranza che mi risponda perché sono un suo ammiratore convinto. La sua carriera, e il fatto che si preoccupi della sorte di centinaia di dipendenti (disegnatori, sceneggiatori, letteristi, magazzinieri, segretari eccetera) che lavorano per lui, ci dice tutto sul conto di un galantuomo! Un signore!
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Zeca
Inviato il: Mercoledì, 22-Ago-2012, 18:51
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Amici,
Vi scrivo per informarvi che il Blog Portoghese di Tex dedicherà dal 26 settembre al 2 ottobre una settimana di omaggio a Sergio Bonelli, per omaggiarlo in occasione del primo anniversario della sua scomparsa.
Questo evento sarà portato a conoscenza e vista del figlio Davide Bonelli e conterà con la partecipazione di diversi autori della casa editrice Bonelli che faranno un omaggio inedito ed esclusivo.
Anche i nostri lettori possono partecipare a questo evento con testi, disegni, poesie, foto, ecc.
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Zeca
Inviato il: Sabato, 01-Set-2012, 13:49
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La iniziativa del blog portoghese di Tex (Settimana di omaggio a Sergio Bonelli) vedrà la partecipazione di più di 25 autori bonelliani.
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