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Aurelio Galeppini, nato il 28 agosto del 1917 a Casal di Pari, in provincia di Grosseto, da genitori sardi, trascorre la sua infanzia in Sardegna. Abbandonati gli studi presso l'Istituto tecnico industriale esordisce come disegnatore autodidatta nel 1936 sul settimanale "Mondo Fanciullo", illustrando alcune fiabe classiche per bambini, come Il segreto del Mohore su testi di Lavezzolo.

In seguito disegna per conto dell'editore argentino di origine italiana, Cesare Civita, due storie di Federico Pedrocchi, Pino il mozzo e Le perle del Mar d'Omar.

Nel 1940 si trasferisce a Firenze. Collabora a "La Patria" per la quale realizza La Conquista dell'Atlantico e La Fiamma che non si spegne. Realizza numerose storie anche per "L' avventuroso" di Nerbini, disegnando ad esempio La sirena dell'Artide. In questo giornale fascista il suo nome appare scritto come Caleppini.

La collaborazione con L'avventuroso continua anche durante il periodo bellico, anche se la guerra comporta per lui l'inevitabile chiamata alle armi. Galep presterà servizio nell'esercito italiano fino al 1947.

Ritornato alla vita civile, Galeppini si trasferisce a Milano dove inizia una intensa collaborazione con l'"Intrepido" della Universo.

Nella città lombarda incontra i coniugi Tea e Giovanni Luigi Bonelli. L'inizio della sua collaborazione con le Edizioni Audace rappresenta un capitolo fondamentale della sua vita, un rapporto longevo che non si interromperà più.

Con Giovanni Luigi Bonelli realizza a partire dal 1948 Occhio Cupo e il popolarissimo Tex Willer, nato il 30 settembre di quell'anno, che lo impegnerà completamente fino alla fine della sua vita. Il successo non è immediato ma apprezzabile e va crescendo negli anni, fino a diventare un vero fenomeno di costume che dura tuttora.

Galeppini rimane un po’ prigioniero del personaggio cui ha dato volto ispirandosi a famosi attori del tempo, come Gary Cooper e Randolph Scott.

Nel 1954 illustra in chiave comica i Viaggi di Gulliver.

Si deve alla sua mano anche il volume L'uomo del Texas, per la collana "Un uomo un'avventura", uscito negli anni settanta.

Negli primi anni novanta dà alle stampe per la Ikon il volume L'arte dell'avventura, un'autobiografia professionale dell'autore.

L'ultimo albo di Tex disegnato da Galeppini è il quattrocentesimo della serie, del febbraio 1994, l'albo segna anche il passaggio di consegne, per quanto riguarda le copertine, col suo successore Claudio Villa.

Galep si spegne a Chiavari, in Liguria, la sera del 10 marzo 1994.


***


Il Tex che sulla copertina del numero 400 sembra salutare i lettori, è Galep che ci dice addio ?

Proprio sul numero 400 Sergio Bonelli scriveva ai lettori di non lasciarsi ingannare dal paesaggio crepuscolare, quello di Galep non era un addio ma un arrivederci… Una promessa non mantenuta! Ma nessuno, nemmeno l'autore poteva immaginare quello che sarebbe successo qualche mese piu tardi. Decio Canzio sottolinea che: "In quell'occasione ci fu soltanto un passaggio di consegne. Galep era stanco, sentiva la necessità di vedere alleggerito il proprio impegno per potersi dedicare interamente alla realizzazione dell'episodio di Tex che gli stava scrivendo il suo editore, Sergio Bonelli. Fui io stesso ad affrontare l'argomento con Galep e fu con il suo consenso che la scelta del nuovo copertinista cadde sul giovane Claudio Villa. Così Galep fu libero di votarsi, matite e pennelli, all'illustrazione della storia scritta da Sergio. [ … ] Le poche pagine già realizzate, che ho qui davanti a me sul tavolo di redazione, portano i segni del grande entusiasmo con cui Galep le ha disegnate ( ma anche della fatica e di una gloriosa stanchezza ). Poi, improvvisa, la breve malattia, la fine".


***


Alcuni stralci del ricordo di Sergio Bonelli, tratti da Sangue sulla neve [ # 402 ].

Cosa ricorderò ?… Cosa ricorderò ?… Mi sono sforzato di scegliere tra le molte immagine del nostro "stare insieme" ( a dispetto di una differenza d'età di una dozzina d'anni che nessuno tra noi ha mai sentito come importante ). Potrei dunque ricordare l'immagine serale di noi due in uno scalcinato cinema della Milano del dopoguerra. Oppure le nostre gite fuori porta sulla "Topolino" di Galep. Oppure le mie scorribande ( sempre su una "Topolino", la mia ) sulla Milano-Recco, sulla Milano-Rapallo o sulla Milano-Chiavari, inseguendo la famiglia Galeppini in tutti i suoi vagabondaggi liguri, per poter portare velocemente in redazione, a Milano, le preziose pagine che lui realizzava a tempo di record. Oppure potrei fare riferimento alla mia immancabile presenza in tutti quegli avvenimenti di carattere familiare che per lui, così attaccato all'idea tradizionale della famiglia, avevano un valore tanto importante: il matrimonio, il battesimo dei figli, la grande cena patriarcale, con i suoi genitori e tutti gli altri parenti riuniti. Tuttavia, a pensarci bene, il ricordo più vivido che mi balena tutte le volte che mi concento sulla persona di Galeppini è quello di una luce nella notte, che filtra attraverso la mia stanza di ragazzo quindicenne. Quando, con coraggio ammirevole per le difficoltà economiche di quei tempi, Galep lasciò la sua Sardegna per venire a Milano nel 1948, legando il suo destino a una casa editrice appena nata e quindi priva di future sicurezze, nella città ancora devastata dalla guerra, il nostro "emigrante" non trovò altra sistemazione se non quella di lavorare e, persino, dormire in una stanza-studio di fianco a quella in cui dormivo io, in quella nostra casa che allora rappresentava non solo l'abitazione della famiglia ma anche la redazione della Casa editrice. Ogni sera, quindi, quando io lo salutavo per andarmene a letto, lo vedevo sistemare un "mucchietto" di strisce bianche su quello stesso tavolo da disegno sul quale, per tutto il giorno, si era accanito a disegnare le pagine di "Occhio Cupo". Un personaggio sul quale la Casa editrice aveva riposto molte delle sue future speranze, un eroe mascherato che agiva durante le guerre coloniali indiane dell'America di fine settecento, proposto in tavole di grande formato nelle quali Galep avrebbe potuto rivelare tutto il suo talento, degno dei grandi maestri americani ai quali confessava di ispirarsi: l' Alex Raymond di "Flash Gordon", l' Harold Foster del "Principe Valentino" e il Burne Hogarth di "Tarzan". Ebbene, quelle strisce bianche che io gli vedevo sistemare sul tavolo rappresentavano, a suo dire, il suo "relax" notturno dopo le fatiche e la tensione dell'impegno profuso nel disegnare un personaggio sul quale la casa editrice puntava molte delle sue carte. Io, studente quindicenne, mi infilavo a letto, leggevo un bel po’, come era mia abitudine e, quando, all'una di notte, spegnevo la lampada accanto al mio letto, l'altra luce filtrava ancora attraverso la porta. Non saprei dire fino a che ora Galep rimanesse al lavoro. Ma, quando mi alzavo per recarmi a scuola, eccolo di nuovo seduto al suo tavolo a mostrarmi con l'aria di chi quasi volesse scusarsi, una dozzina di strisce ricche di immagini dinamiche e affascinanti, che parlavano immediatamente agli occhi, al cuore e alla fantasia. [… ] Ecco, mentre io dormivo tranquillamente, con la complicità delle sceneggiature di mio padre Gian Luigi, nella stanza accanto era nato Tex Willer.


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Qual'è l'episodio che vi piace di più disegnato da lui? Io in generale TRA DUE BANDIERE, da un punto di vista 'meramente' grafico se la giocano IL FIGLIO DI MEFISTO e GLI STERMINATORI.


originally edited by MISTER P ( 16/2/2006, 16:38 )
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Il Galep che preferisco è quello dei primi 18-19 Tex...


originally edited by DUE ( 16/2/2006, 18:29 )
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Il Galep dei primi 18/9 numeri è già un bravo disegnatore, ma non ha ancora raggiunto certi apici. Cmq, de gustibus...


originally edited by MISTER P ( 16/2/2006, 19:15 )
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Il grande Galep per me inizia dopo i nr 35-36...
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Con El Rey e successivi fino al 140-150, ha raggiunto l'apice...


originally edited by EAGLE OF THE NIGHT ( 21/3/2006, 13:09 )
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Con El Rey e successivi fino al 140-150, ha raggiunto l'apice...


No, dai, anche all'epoca di EL MUERTO e dell'AQUILA E LA FOLGORE si difendeva ancora bene.


originally edited by MISTER P ( 22/3/2006, 00:12 )
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No, dai, anche all'epoca di EL MUERTO e dell'AQUILA E LA FOLGORE si difendeva ancora bene.


Indubbiamente ma comparivano già i primi visi distorti (specialmente El Muerto)
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originally edited by EAGLE OF THE NIGHT ( 22/3/2006, 10:23 )
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Galep è un grandissimo disegnatore, e parlo al presente perchè rimane uno dei grandi disegnatori del fumetto con uno stile che durante tutto l'arco della vita ha continuato ad evolversi e a diventare sempre migliore.


originally edited by CORSARO, SIGNORE DI VENTIMIGLIA ( 23/3/2006, 18:08 )
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Tutto l'arco della sua vita? Mah... dire che il suo Texone del '90 è migliore del FIGLIO DI MEFISTO non mi sembra un così grosso complimento
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originally edited by MISTER P ( 25/3/2006, 03:42 )
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Galep e' stato un grande artista che negli anni eroici della Bonelli ha regalato centinaia e centinai di tavole disegnando Tex(e nno solo) giorno e notte permettendo l'uscita puntuale in edicola.
Nel primo periodo (anni '40/50) s'ispiro' per il volto di Tex a Gary Cooper.
Infatti abbiamo un Tex snello con un viso scarnito;man mano che passarono gli anni pero' il suo Tex cambio' come cambiarono d'altronde i suoi disegni.
Adesso Tex aveva uno stile piu' definito e piu' originale!
L'evoluzione di Galep secondo me ebbe il suo massimo splendore dalla seconda meta degli anni 60 fino alla prima meta' degli anni 70.
Gli albi migliori che disegno' per me furono "La Sconfitta", "Il Figlio di Mefisto" e soprattutto "Gli Sterminatori (Condor Pass)".
Le migliori copertine sono le prime 200.
Purtroppo l'avanzare degli anni comporto' a Galep un involuzione nei suoi disegni abbastanza vistose(facce distorte,proporzioni non esatte).
La sua ultima storia (Tex 400) e' la testimonianza di un artista eccezionale che oramai sia per l'eta' e anche per la malattia non ce la faceva piu'.
Comunque il suo Tex per me ancora oggi rimane quello ufficiale!
Grande e generoso Galep!


originally edited by ANTHONY STEFFEN ( 12/6/2006, 02:28 )
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Comunque il suo Tex per me ancora oggi rimane quello ufficiale!


Sono d'accordo, il Tex che tutti hanno conosciuto è stato il suo, è difficile scostarsi dalla caratterizzazione che ne aveva dato il galep quando uno pensa a questo personaggio...


originally edited by BRESSIMAR ( 12/6/2006, 09:58 )
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IMO, Galep ha raggiunto l'apice nelle storie tra il 100 e il 150. Si è mantenuto su buoni livelli fin dopo il 300 (ricordo con estremo piacere alcune bellissime tavole de Gli strangolatori), poi il calo inesorabile. E questa è una valutazione oggettiva.

Soggettivamente, invece, ritengo che il miglior Galep sia stato quello de Il tranello e delle storie immediatamente successive, un Galep in piena fase d'evoluzione ma dal tratto straordinariamente plastico, morbido e comunicativo. Avesse avuto più tempo per disegnare, chissà cosa ne sarebbe uscito!


originally edited by RIMATT ( 12/6/2006, 10:30 )
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Galep si è rovinato agli inizi... lavorava a ritmi massacranti... si è rovinato la mano e gli occhi...


originally edited by ALEXRDP73 ( 12/6/2006, 22:21 )
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Anche Ferri ha lavorato a ritmi massacranti per oltre 20 anni, eppure non mi sembra che ora sia calato così tanto.


originally edited by MISTER P ( 13/6/2006, 11:26 )
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Ferri è veramente una leggenda! Chissà quante pagine ha disegnato nella sua carriera... decine di migliaia, senza dubbio!

Ritorno in topic facendo un paragone tra Ferri e Galep: entrambi creatori grafici dei rispettivi personaggi, questi grandi disegnatori, dopo il periodo iniziale, hanno visto le rispettive carriere differenziarsi alquanto: a Galep, infatti, sono stati quasi subito affiancati i 4 disegnatori del "quintetto", mentre a Ferri si avvicendava il solo Donatelli. Di conseguenza, a Galep si richiedeva una produzione mensile media di 25 tavole; a Ferri, invece, ne toccavano il doppio. Chissà perché!

Questo vuol dire che, una volta libero da impegni troppo pressanti, il buon Galep ha di molto ridotto la sua produzione!

originally edited by RIMATT ( 13/6/2006, 18:49 )
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